Buongiorno David, generalmente per "Chiavi in mano", nel settore dell'edilizia, si intende che vi è un'unica figura referente - l'appaltatore (impresa edile) - che si impegna nei confronti del committente a fornire tutte le prestazioni necessarie perché la ristrutturazione dell'immobile sia ultimata e pronta all'uso: dal'impiantistica alle finiture, fino all'arredo fisso e mobile. In tale circostanza la figura dell'architetto è interna alla ditta appaltatrice che da questa dovrà dipendere sia dal punto di vista economico-amministrativo che da quello, direi, intellettuale, perché dovrà gioco forza fare gli interessi dell'appaltatore più che del committente. E' come se esecutore e controllore coincidessero con il conseguente "conflitto di interessi". Per il committente ci potrebbe essere una restrizione nella possibilità di varianti progettuali in corso d'opera e talvolta anche il rischio di spendere qualcosa in più rispetto a un appalto fatto con opere calcolate a misura.
Certo c'è il vantaggio di una semplificazione del processo e della condizione psicologica del "senza pensieri", perché avrà difronte un solo interlocutore, con l'idea che il budget prefissato ante opera coincida con quello finale.
Io credo (è la mia esperienza) che l'architetto debba essere una figura esterna alla ditta appaltatrice, il regista dell'esecuzione, il controllore del processo costruttivo, che faccia gli interessi del cliente perché da lui stesso chiamato, ma allo stesso tempo che si ponga da "mediatore" fra tutte le maestranze coinvolte.
La procedura per me ottimale è:
affidare l'incarico a un professionista di fiducia (questa valutata sulla base di diversi elementi) che redigerà, rispetto a un progetto preliminare e definitivo, un preciso computo delle opere da eseguirsi, scorporando da queste la voce relativa alle forniture (pavimenti, rivestimenti, igienici, ecc.). Poi, si fa una sorta di "gara d'appalto", chiamando diverse imprese (almeno tre) le cui offerte verranno valutate insieme all'architetto. Con la ditta edile scelta si redigerà un contratto sulla base dell'offerta ritenuta più valida, nel quale si indicheranno le modalità di espletamento delle opere da eseguirsi. L'architetto si occuperà anche di tutte le richieste di titoli autorizzativi presso gli uffici competenti (CILA, CIL, SCIA, ecc.) per dare l'avvio alle opere.
Sempre l'architetto, al quale è stato affidato anche l'incarico di redigere il Progetto Esecutivo (elaborati tecnici relativi agli impianti, disegni di dettaglio delle opere di arredo su misura, scelta insieme al cliente delle forniture e degli arredi, nonché dei corpi illuminanti, di tutte le finiture, dal battiscopa, alle maniglie, dalle tende ai tappeti, dai quadri alle suppellettili, ecc.) e la Direzione Lavori sarà il "tutore" di tutto il processo costruttivo, e sarà in cantiere dall'inizio dei lavori fino alla consegna finale, fino all'ultimo chiodo battuto per appendere un quadro ...
Il consiglio è, dunque, scegliere l'architetto con l'aiuto del quale individuare l'impresa appaltatrice, cercando di esternalizzare il meno possibile le diverse opere da eseguirsi, se non quelle relative a eventuali arredi su misura, che andranno realizzati da un artigiano che verrà scelto sempre sulla base di un preventivo di spesa, redatto con riferimento ai disegni esecutivi dell'architetto.
Spero di avere esplicitato in maniera chiara un modus operandi, almeno il mio!
La ristrutturazione è un'avventura impegnativa da tutti i punti di vista, ma se - sin dall'inizio - si stabiliscono chiaramente le varie competenze professionali degli attori coinvolti, quest'avventura può essere davvero gratificante per tutti.
Saluti
Q
vecchio parche dipinto a scacchi
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